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Cesure ad Officina Materica
Esposizione delle opere di Fulvio Biancatelli presso
The
Basement di Officina Materica
Sabato 02 Aprile ore 19.30
Torna la
primavera e tornano le serate d’arte al
Basement di Officina Materica –
www.officinamaterica.com Via Beato Battista Spagnoli 61
Roma h 19.30, ingresso libero con tesseramento all’Associazione
Culturale.
Il laboratorio e spazio espositivo di Fabrizio Di
Nardo e Piero Orlando si
prepara ad accogliere:
L'ESPOSIZIONE "CESURE AD OFFICINA MATERICA"
DELL'ARCHIETETTO E ARTISTA FULVIO BIANCATELLI.
www.fulviobiancatelli.com, per un
nuovo viaggio, dagli scantinati
segreti di Roma Sud, nell’arte materica,
quell’arte che si fa male,
sporca, spacca e rigenera.
Fulvio Biancatelli, architetto romano classe ‘57, nel corso del suo
percorso artistico ha realizzato murales e quadri onirici e colorati; da
alcuni
anni si dedica, con la passione di un archeologo che rinviene
tracce della
storia, alla realizzazione di opere materiche che nascono
dagli scarti, dagli
avanzi del mondo che nella sua corsa rifiuta ciò che
smette la propria funzione
vitale e si converte in superfluo, inutile,
spreco.
Nello sguardo dell’artista risplende la meraviglia di chi scopre al
largo
delle coste, in mezzo ad un mare profondo e oscuro, il relitto di una
nave pirata affondata dopo un arrembaggio fortunato.
Eccoli lì, gli ori
sommersi, i tesori arrugginiti, le gemme consumate
dall’oceano, il gigante minaccioso caduto in un indegno letargo, e di
quella poesia distrutta
Biancatelli ne fa parte.
Dagli scarti della società moderna, ingorda divoratrice di nuove cose,
Biancatelli ricostruisce,
reinterpreta, ed è come imparare a parlare.
Scoprire un nuovo linguaggio.
Parole
fatte di corpi che cambiano pelle, corpi di cui l’artista modifica la
superficie, altera il DNA, intrappola e libera nuova soluzioni.
Contro la morbosità del corpo
perfetto, della pelle di plastica,
dell’ideologia dell’inespressività,
ammiriamo queste opere che ci
rinfacciano il passato, esibiscono suture e cicatrici,
ci costringono ad
accettare lo sforzo della rinascita costante.
Perché una volta perduta la nobiltà dell’oggetto, svanito lo scintillìo
del nuovo e la virtuosità della forma ideale, emerge l’identità della
materia.
È l’io profondo che sopravvive al mutare del corpo.
Ci siamo noi dentro queste opere, con i nostri rifiuti, i
disprezzi
accumulati, le indecisioni, gli sguardi respinti, le parole perdute,
le
occasioni mancate.
Siamo noi questi frammenti di coscienza organizzati in un
nuovo quadro,
il panorama della negazione del niente in cui diventiamo, forse
per la
prima volta, sinceramente belli.
La mostra che avrà luogo presso The Basement (che si inaugura sabato
2
Aprile e sarà possibile visitare su appuntamento contattando il
338.30.89.141 fino al 12 aprile), presenta “Gran
Sasso d’Italia”
un’opera sospesa in ferro alta 2.2 m; una riflessione cruda
e
disarmante sulle minacce, che come una spada di Damocle pendono
sulle nostre teste. Sono le minacce civili, etiche, politiche, e le minacce
della
natura, dei terremoti.
L’opera è avvicinabile, vuole essere
toccata, scossa, prende vita dalla
vita che la sfiora.
Fabio Stassi ne
ha realizzato un reportage fotografico e video che farà
parte di questo percorso espositivo.
Come le creazioni di Biancatelli nascono dagli scarti, dalle
macerie di ciò
che sopravvive mutando, così le città (o le civiltà) distrutte
riemergono
affrante da se stesse. Da ciò che resta, parte la salvezza
dell’essenziale, la selezione primitiva di ciò che ha un senso fuori
di sé, una
nuova estetica del sottosuolo, dove il bello è un corpo ferito,
consumato.
E nulla è mai, completamente, perduto.
Uff. stampa
Alessandra Grandi
339.8959226
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